La storia delle Paralimpiadi

Da un piccolo villaggio inglese a fenomeno mondiale

Nel 1948, in un piccolo villaggio inglese Stoke Mandeville, il neurochirurgo tedesco Ludwig Guttman ha in mente una cura particolare per gli ex soldati gravemente feriti: organizzare gare sportive.

Il medico non solo rivoluziona il modo di trattare le lesioni spinali, introducendo la fisioterapia, ma intuisce l’importanza dello sport a livello psicologico.

La sua idea è quella di organizzare dei giochi sportivi in contemporanea a quelli olimpici di Londra dello stesso anno, ma riservati ai reduci disabili. Ai Giochi di Stoke Mandeville vengono invitati anche ex soldati olandesi, in totale si arriva a 16 partecipanti, ma i numeri non contano e neanche i risultati. Quello che conta è l’idea di promuovere lo sport come medicina.

Nel 1960, in occasione delle Paralimpiadi che seguono le Olimpiadi di Roma i Giochi non si rivolgono più solamente ad ex soldati ma anche ad altri atleti disabili.  400 atleti in carrozzina, in rappresentanza di 23 paesi sfilano davanti a 5000 spettatori. L'Italia è
Si tratta della prima edizione riconosciuta dal Comitato Paralimpico Internazionale (IPC) assieme al Comitato Olimpico Internazionale (CIO).

Negli anni successivi, mentre i numeri degli atleti disabili sale, per ben cinque edizioni le strade dei Giochi Olimpici e Paralimpici si separano.

Bisogna aspettare il 1988, quando, finalmente, CIO e IPC ufficializzano il nome “Giochi Paralimpici” e l’unicità della sede. Seoul è la prima città a prendersi carico delle due manifestazioni.

Il successo dei Giochi Paralimpici prosegue fino al 2005, quando Londra, sede olimpica designata, riesce a far compiere un ulteriore passo avanti al movimento paralimpico.
 Per la prima volta, infatti, il comitato organizzatore dei Giochi Olimpici è lo stesso dei Giochi Paralimpici.

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