La cerimonia di apertura delle Paralimpiadi

Ce lo diceva a suon di “Yes, I can” anche il bellissimo trailer dell’emittente televisiva inglese Channel 4: alle Paralimpiadi i protagonisti sono tutti dei Superhumans.

E ieri, la cerimonia d’apertura, è stata all’altezza di quel trailer e di ogni aspettativa.  

Aveva un qualcosa di veramente super Aaron “Wheelz” Fotheringham che in sedia a rotelle ha saltato da una rampa dentro a un cerchio con la forma del numero zero, così com’era super la snowborder americana Amy Purdy che invece ha ballato con un robot.
E super è stata anche la prima campionessa paralimpica del Brasile Marcia Malsar che, nonostante l’età e i problemi a camminare, nonostante la pioggia che ieri cadeva fitta su Rio, ha continuato a portare la torcia olimpica anche dopo esser caduta. Incoraggiata da un pubblico emozionato e da uno scroscio di applausi ha forse dato vita a uno dei momenti più simbolici dell’intera cerimonia, ricordandoci che sì a volte si cade nella vita, ma poi ci si rialza.

Tanti i simboli e i messaggi che le varie delegazioni  hanno sentito di dover dare al mondo, i nostri 102 azzurri (guidati dalla portabandiera Martina Caironi) ad esempio hanno ricordato i paesi del centro Italia toccati dal recente terremoto, mentre tra gli atleti della Bielorussia qualcuno ha sfoggiato una provocatoria bandiera russa.

E tra balli, danze, moderne tecnologie ed effetti speciali davvero incredibili, come il fascio di luce che ad un certo punto ha accecato gli spettatori costringendoli a fare a meno della vista e a provare ad usare gli altri sensi immedesimandosi negli atleti ipovedenti, la festa al Maracanà è finita e adesso si inizia a giocare sul serio.

E sì, bisogna dirlo, come ogni grande evento non sono mancate polemiche e quando le Paralimpiadi sono state dichiarate aperte, tra gli applausi c’erano anche dei fischi (quelli al neopresidente del Brasile Michel Temer), ma quello che rimane di ieri sera non sono i fischi, quello che rimane è l’immagine di un cuore che pulsa, un cuore formato dai tanti piccoli tasselli di puzzle che ogni delegazione ha portato per creare un disegno unico che ci ricorda che quando siamo uniti dallo stesso spirito, quello sano dello sport, siamo tutti dei superumani.

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