I rifugiati di tutto il mondo rappresentati da un team indipendente

È ufficiale: il nuotatore di origine siriana Ibrahim Al Hussein e Shahrad Nasajpour, un discobolo iraniano che vive negli Stati Uniti, formeranno un team indipendente rappresentando i rifugiati di tutto il mondo.

I due – che hanno ottenuto ufficialmente l’asilo - sono a carico dell’Ipc per quanto riguarda costi di viaggio, sponsor, aspetti assicurativi, ma anche quelli strettamente pratici come l’abbigliamento e le protesi necessarie.

Se l’iraniano Shahrad Nasajpour è un tipo schivo di cui si sa poco, Al Hussein, 27 anni, ci tiene a raccontare la sua storia che, come è facile immaginare, è una storia piena di dolore e di speranza.

Il nuoto gli ricorda il padre, allenatore, e i fratelli con cui nuotava nell’Eufrate. Nel suo Paese aveva iniziato una carriera sportiva, ma come per tanti suoi coetanei i suoi sogni si sono presto infranti contro la realtà della guerra e le sue atroci conseguenze. Nel 2013 Ibrahim perde la gamba destra nel tentativo di soccorrere un amico colpito da una bomba.

Fugge in Turchia e poi raggiunge la Grecia dove può tirare uno sospiro di sollievo, ottiene lo status di rifugiato e le cose iniziano ad andare meglio.

Oggi, a un passo dalle Paralimpiadi, lo ammette senza vergogna: la sera spesso piange di gioia.

Emozioni a parte sa di avere una missione importante ora: diventare un esempio per tutti i rifugiati con disabilità.

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