Ferrarin e Achenza, le prime medaglie del Paratriathlon

Le aspettavamo, e sono arrivate. Non sono ancora dei metalli più preziosi, ma ci rendono orgogliosi. E quindi, grazie Michele Ferrarin e grazie a Giovanni Achenza per quello che avete regalato oggi all’Italia nel Paratriathlon, una disciplina che ha fatto il suo debutto nel programma paralimpico proprio a Rio.

Ferrarin ha gareggiato nella categoria PT2 (atleti che possono usare protesi e dispositivi di supporto) ed è giunto alle spalle del britannico Lewis (1:11:49) e davanti al marocchino Lahna (1:12:35) conquistando il terzo argento degli azzurri.

Nonostante avversari giovani e agguerriti ha tenuto testa a tutti, arrivando in prima posizione dopo le frazioni di nuoto e bicicletta. Solo la corsa lo ha penalizzato, impedendogli di raggiungere l’oro (nel Paratriathlon gli atleti, con disabilità fisica o sensoriale, competono in tre discipline: 750m a nuoto, 20km in bicicletta e 5km di corsa).

Ma chi è Michele Ferrarin? 45 anni, veronese, è stato campione del nuoto negli anni ’80 e ’90.  Nel 2009 gli viene diagnosticata l’atrofia muscolare spinale progressiva, poco tempo dopo scopre il paratriathlon ed è amore. Perché sì, di amore si tratta quando uno sport non solo ti fa stare bene, ma come dice lui “ti alleggerisce anche l’anima”. 

Il nostro sardo Giovanni Achenza, classe 1971, è invece il primo italiano a partecipare nel PT1, categoria del Paratriathlon dove gareggiano atleti in carrozzina. 

Per lui è fatale nel 2003 un incidente sul lavoro, poi un amico gli parla dell'Handbike. Per Giovanni questo significa un nuovo inizio e tante vittorie.
E il bronzo di oggi, nella competizione vinta dall'olandese Jetze Plat (argento per il connazionale Geert Schipper), arriva come ulteriore conferma.

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