Atleti e momenti destinati a diventare storia (e non parliamo solo di vittorie)

Emozioni, grandi prestazioni e spettacolo. Indipendentemente dalle medaglie, le Paralimpiadi attivano sempre una speciale empatia tra pubblico e atleti il cui viso e nome è destinato a rimanere impresso a lungo.

Uno di questi nomi è sicuramente quello di Roberto Marson che nell'edizione del 1968 a Tel Aviv vince ben 13 medaglie (10 ori, 2 argenti e un bronzo), aggiudicandosi il titolo di miglior atleta e conquistando metà del suo bottino di 26 podi complessivi dal 1964 al 1976, che lo colloca al quarto posto tra i più vincenti di tutti i tempi.

Ci sono poi una serie di atleti che si sono fatti conoscere partecipando prima ai Giochi tradizionali e poi alle Paralimpiadi rinforzando un legame che per anni non è stato scontato. In questo senso possono essere considerati "pionieri" l’arciere neozelandese Neroli Farhall (oro alle Paralimpiadi del 1980 e poi in gara nei giochi tradizionali di Los Angeles) e Roberta Fantato che ad Atlanta nel 1996 nella stessa disciplina riesce a prendere parte a Paralimpiadi  e Olimpiadi.  E poi c'è lo schermidore magiaro Pal Szekeres, il primo a vincere medaglie prima nei Giochi tradizionali (bronzo a Seul 1988 nel fioretto a squadre) e poi nelle Paralimpiadi dal 1992 al 2008 (6 medaglie con 3 ori).
Per le Paralimpiadi il 2012 è sicuramente l'anno della svolta: uno degli obiettivi che il Comitato Organizzatore si prefissa è infatti quello di organizzare due eventi di pari livello e a giudicare dalla copertura mediatica e dalla partecipazione del pubblico (si parla di ben 1,3 milioni di tweet che hanno avuto come argomenti le “Paraolimpadi” e 25 milioni di visite al sito ufficiale) pare proprio ci sia riuscito.

Le Paralimpiadi di Londra 2012 si sono impresse nella memoria anche per i molti momenti emozionanti. Tra questi quello che vede, il giorno della finale dei 100 m con un coro intonato da 80mila spettatori, vincere il ventenne Jonnie Peacock che batte Oscar Pistorius.

Sono tanti i record registrati in questa speciale edizione dei Giochi, uno su tutti quello dell'olandese Esther Veerger, mostro sacro del tennis da tavolo, che vince contemporaneamente il suo settimo oro e contemporaneamente il suo 470esimo match consecutivo.

E poi c'è anche chi non ha vinto una medaglia, ma sicuramente ha segnato la storia dello sport come la nazionale di sitting volleyball del Ruanda. Uomini sopravvissuti al genocidio dopo aver perso gli arti in guerra combattendo gli uni contro gli altri si ritrovano uniti per vincere.

Anche qui il pubblico non si risparmia e l'entusiasmo e il valore simbolico di quello che sta succedendo fa entrare di diritto questa partita nella lista dei momenti indimenticabili.

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