Erika Novarria
Boxe

La notte del 2 ottobre 2009, dopo la solita sessione di prove libere di kick-boxing, Erika guidava lo scooter sulla strada di casa. Ad un bivio, un'automobile la colpisce ad alta velocità buttandola a 50 piedi di distanza e lasciando la sua gamba in frantumi.
Erika rimane in coma farmacologico per 3 giorni, per poi scoprire, una volta svegliata, che la sua gamba non c'era più.
Il suo primo pensiero è "Sarò mai in grado di tornare sul ring?".
Ottenuto il primo impianto, nel gennaio 2010, torna a praticare kick-boxing, ma a causa di complicazioni, in estate subisce un nuovo intervento chirurgico alla gamba. Dopo questa seconda operazione Erika inizia con la boxe, unendo la OPYGYM sotto la supervisione di un campione italiano, Andrea Sarritzu.
Purtroppo nel 2013, è di nuovo in ospedale per un intervento chirurgico. Erika attraversa una fase fisicamente ed emotivamente difficile. Rimane lontana dal ring per un paio di anni.
 
Nel settembre del 2015 decide di tornare a OPYGYM, non poteva più stare lontano dai sacchi da boxe. Da quel momento in poi si ripromette di continuare a lottare per ciò che ama.
Inizia a praticare la  boxe come dilettante, impegnandosi per alzare il tiro fino a praticarla in modo competitivo. Con tanto sudore, passione e sacrificio non solo arrivano i risultati, ma anche una completa riabilitazione.
Il culmine di questo percorso è quando la folla al Teatro Pricipe di Milano l'accoglie a braccia aperte per un'amichevole di tre turni contro Malù Marenzi, una notte che continua a ispirarla e offre infiniti significati.
In tutto questo bisogna nominare ancora Andrea Sarritzu, un grande campione che ha creduto in Erika fin dal primo giorno. Andrea la incoraggia dalla loro prima conversazione telefonica. E' stato lui a convincerla a tornare in palestra e a insegnarle che non avrebbe mai dovuto rinunciare. Erika è grata anche a tutto l'equipaggio OPYGYM.
 
Spera che la sua storia possa aiutare chi ha subito lesioni gravi, ma anche chi non ha ancora avuto a che fare con queste battute d'arresto. L'augurio è che possano trovare ispirazione per ricominciare e per combattere, perché nella vita non si dovrebbe mai rinunciare.
Erika vuole essere un sostegno anche per le persone con disabilità, spera che la sua storia sia la dimostrazio che qualsiasi problema si stia affrontando, se si combatte credendo nelle proprie possibilità, la vita tornerà a sorridere e si troveranno i supporti giusti, disabili o no.
 
Erika spera anche che la boxe per disabili e diventi uno sport riconosciuto e attende con ansia il giorno in cui potrà partecipare in competizioni ufficiali.

Seguimi su