Antonio Squizzato
Vela

Autobiografia di un velista

Sono nato nel 1974, in una famiglia di agricoltori, porto una protesi dall’età di tre anni a causa di un incidente con un trattore in cui ho perso la gamba sinistra. Sono cresciuto in un piccolo paese, Pocenia, in provincia di Udine, facendo quello che facevano tutti gli altri. Mi è sembrato normale così, ma se non avessi iniziato a fare sport, a conoscere altri che hanno superato i limiti - a volte sciocchi - che ci mettiamo in testa, non avrei iniziato a fare subacquea o a sciare, sport che amo. Dalla mia famiglia ho ereditato il valore del sacrificio come mezzo per raggiungere i risultati: anche questo è sport.

Ho iniziato a fare vela il week end grazie ad un amico che ora non c'è più, il Gil, divertitendomi con una vecchia deriva fino a quando ho conosciuto il 2.4MR, una barca molto tecnica, una classe open nata negli anni 80 dagli studi sulle barche di coppa America, infatti nasce come classe metrica con la caratteristica di avere il timoniere seduto dentro e le manovre sono tutte disposte sulla console che hai davanti, caratteristiche che permettono di salirci a  regattare anche ai disabili ed essendo inaffondabile, è stata adottata dall'IPC per le paralimpiadi.
Per capirci: ad un mondiale open ci sono mediamente 100/130 barche e di queste 30 timonieri sono disabili e 100 no ed in genere 2 posti del podio sono di atleti paralimpici.
Tornando a me, ho iniziato a fare qualche regata su questa classe (tipo barca) nel Nord Adriatico e poi il caso ha voluto salissi su un Sonar, barca con equipaggio da 3, con cui nel 2008 ho partecipato alle Paralimpiadi di Pechino come prodiere; nel 2012 ho cambiato ruolo e come timoniere ho partecipato alle Paralimpiadi di Londra. Esperienze importanti, regatare in equipaggio spesso non è semplice ma è bello”. Dopo le Paralimpiadi di Londra 2012 il cambio; sono salito sul 2.4 mR per provare a correre su una barca da singolo. In questi quattro anni ho cercato di prepararmi in modo completo sotto il punto di visita tecnico, fisico e mentale con il tecnico della Federazione, il nutrizionista, il preparatore atletico ed il mental coach. Ho partecipato ai circuiti nazionale ed europeo, alle tappe del mondiale in Europa ed ai Mondiali. Sono partito nella parte bassa della classifica e sono arrivato a vincere tre titoli di campione italiano, di cui l’ultimo al Cico di Napoli, due bronzi  Euopei ed ho chiuso 7° alle Paralimpiadi di Rio 2016.
Rio... per me non è stata “una” regata ma “la” regata, quella per cui si è faticato, si è sofferto, ci si è entusiasmati e si è sognato per un quadriennio. Quattro anni di lavoro tecnico, fisico e mentale.

La logistica e la pulizia delle acque in cui abbiamo navigato sono stati un problema. Il campo era sotto costa nel golfo di Rio (Rio de Janero significa fiume di gennaio in quanto alla sua scoperta hanno confuso il golfo per le foci di un fiume). È caratterizzato da vento leggero e instabile, soggetto alle deviazioni date dalla morfologia e dalle opere dell’uomo, dalla corrente legata alla marea... Un po’ come tutto il Brasile, bello, pericoloso e pieno di sorprese.
Una grande avventura e parlarne al passato mi fa venire i brividi... adesso guardiamo al futuro assieme alla mia famiglia, a Letizia che è sempre al mio fianco, in particolare nei momenti difficili, e a nostra figlia nata il 26 giugno 2016, il mio risultato migliore.

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